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FOBO e FOMO: quando la paura di scegliere e la paura di perdere guidano le nostre vite

  • Immagine del redattore: nocitovalentina
    nocitovalentina
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Viviamo in un’epoca che celebra la libertà di scelta come uno dei massimi indicatori di benessere. Più possibilità abbiamo, più ci sentiamo – almeno in teoria – liberi. Eppure, mai come oggi, scegliere sembra diventato faticoso, ansiogeno, a tratti paralizzante. In questo scenario si inseriscono due fenomeni psicologici sempre più diffusi:

FOMO (Fear of Missing Out) e FOBO (Fear of Better Options).


Due facce della stessa medaglia, entrambe figlie della contemporaneità, entrambe capaci di incidere profondamente sulla qualità della nostra vita emotiva e relazionale.


“L’uomo è condannato a essere libero.”Jean-Paul Sartre


FOMO: la paura di restare indietro

La FOMO è la paura di perdersi qualcosa: un’esperienza, un’occasione, una relazione, una possibilità di successo o di felicità. È una paura alimentata dal confronto costante, oggi amplificato dai social media, dove la vita degli altri appare come una sequenza ininterrotta di momenti significativi, viaggi, traguardi e relazioni appaganti.

Dal punto di vista psicologico, la FOMO è strettamente legata:

  • all’ansia sociale,

  • al bisogno di appartenenza,

  • alla difficoltà di tollerare l’esclusione e il limite.


Chi sperimenta FOMO vive spesso in uno stato di iper-vigilanza emotiva, con la sensazione che fermarsi equivalga a perdere valore. Il risultato è una presenza frammentata: si è ovunque, ma raramente davvero qui.


FOBO: la paura di scegliere “meno del meglio”

Se la FOMO guarda fuori, la FOBO guarda avanti. È la paura che una scelta presa oggi possa rivelarsi domani non la migliore possibile. È il timore che, impegnandosi, si stia rinunciando a qualcosa di potenzialmente più adatto, più gratificante, più “giusto”.


La FOBO si manifesta spesso in:

  • relazioni sentimentali mai pienamente definite,

  • percorsi lavorativi tenuti “in sospeso”,

  • decisioni rimandate all’infinito in attesa di una chiarezza totale.


In terapia emerge frequentemente un nucleo comune: l’illusione che esista una scelta perfetta, priva di perdite. Ma ogni scelta autentica implica una rinuncia. E proprio questo rende la scelta umana, e non algoritmica.


“Scegliere significa rinunciare.”Erich Fromm


Il paradosso della possibilità infinita

Il sociologo Zygmunt Bauman parlava di modernità liquida: un mondo fluido, instabile, in cui nulla sembra destinato a durare. In questo contesto, FOBO e FOMO prosperano perché la stabilità viene inconsciamente associata alla perdita di libertà.

Eppure, dal punto di vista clinico, sappiamo che l’eccesso di possibilità può generare:

  • indecisione cronica,

  • senso di vuoto,

  • riduzione della soddisfazione personale.

Barry Schwartz, nel suo celebre Il paradosso della scelta, dimostra come troppe opzioni non aumentino la felicità, ma il rimpianto e l’autocritica.


FOBO, FOMO e identità

Un aspetto centrale, spesso trascurato, riguarda l’identità. In una società che cambia rapidamente, scegliere significa anche definirsi. E definirsi comporta il rischio di sbagliarsi, di deludere aspettative (proprie o altrui), di perdere versioni alternative di sé.

Per questo, FOBO e FOMO non parlano solo di decisioni, ma di paura del limite, della finitezza, del tempo che passa.


“Non è perché le cose sono difficili che non osiamo; è perché non osiamo che sono difficili.”Seneca


Un lavoro terapeutico possibile

Nel lavoro psicoterapeutico, affrontare FOBO e FOMO non significa spingere alla decisione rapida, ma aiutare la persona a:

  • riconnettersi ai propri valori,

  • distinguere il desiderio autentico dal rumore esterno,

  • tollerare l’incertezza come parte inevitabile della vita.


Scegliere non è chiudere tutte le porte, ma aprire una direzione. E spesso, ciò che cura non è la certezza di aver scelto “il meglio”, ma la possibilità di abitare pienamente ciò che si è scelto.


Concludendo

FOBO e FOMO sono segnali del nostro tempo, non patologie da eliminare. Ci parlano di un bisogno profondo di senso, di appartenenza, di autenticità. Ascoltarle, senza lasciarsene governare, è uno dei compiti più complessi – e più umani – della nostra epoca.


“La felicità non è avere ciò che si desidera, ma desiderare ciò che si ha.”Sant’Agostino

Forse, oggi più che mai, il vero atto rivoluzionario è scegliere… e restare.



 
 
 

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