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Ama ciò che fai. Diventare artefici della propria esistenza. Recensione del testo.

  • Immagine del redattore: nocitovalentina
    nocitovalentina
  • 11 ago 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 12 ago 2025

In un’epoca in cui la performance sembra essere il metro di misura dell’esistenza, Ama ciò che fai propone un cambio di prospettiva radicale: l’azione autentica non nasce dal bisogno di essere visti o approvati, dall’essere persone di successo, ma dall’allineamento profondo tra ciò che siamo

e ciò che scegliamo di fare.


 

Interessante punto di partenza degli autori è proprio soffermarsi sul termine “amore” spaziando tra vari campi del sapere, psicologia, filosofia e teologia.

E riprendendo i lavori di Eric Fromm si ricorda come l’amore non sia una capacità insita nell’essere umano, ma un’arte che può essere appresa.

Per Platone amore è assenza, mancanza… amore è allora ricerca del completamento, ma la trappola però è che nel momento in cui si trova ciò che ci completa, finisce la ricerca.

Gli autori sembrerebbero suggerire che l’arte di amare, non consisterebbe nel riempire ma essere abili nel saper scegliere cosa e chi amare perché come ricorda Tommaso d’Aquino noi siamo ciò che amiamo, ciò che amiamo parla di noi!

Ma allora serve amare ciò che si fa oppure fare ciò che si ama?

Per rispondere a tale domanda all’interno del testo si fa riferimento a Sant’Ignazio di Loyola, il quale riportava due tipi di vocazione, il vivere che vuol dire stare nella vita e imparare a stare nella vita e la seconda vocazione è il fare, ecco perché dovremmo iniziare ad amare ciò che facciamo e così inizieremo a fare ciò chiamiamo.

Ma l’altra riflessione, proprio come iniziare a stare nella vita da dove partire?

Dalla materia, ossia dal corpo.

E non è forse oggi la sedentarietà un ulteriore pericolo da cui metterci in guardia? Al nostro corpo dobbiamo dare riposo, movimento e nutrimento ma il nutrimento gli autori ricordano deve essere anche per la mente e parte spirituale in quanto non è possibile scindere mente corpo, ma i due si influenzano vicendevolmente nel bene e nel male. Dunque il testo aiuta propria a riflettere su come trovare il senso nella nostra vita come agire e gestire la vita piuttosto che subirla.

Ma per non subirla dovremmo assumerci la responsabilità delle nostre scelte, non scelte, successi e fallimenti, serve necessariamente sapere chi siamo, come già recitavano gli antichi greci testimoniato dalla scritta incisa sul tempio di Apollo e Delfi conosci te stesso.

Ma sempre gli autori ci ricordano che sapere non equivale a saper fare e quindi il rischio di subire la vita può essere dietro l’angolo!

Ma cosa potrebbe comportare un subire la vita secondo gli autori?

Tra le tentate soluzioni fallimentari ricordano il rimandare o il procrastinare (per paura di sbagliare, per eccesso di perfezionismo…), l’evitare il dolore e la sofferenza, il vivere di rimpianti, l’accontentarsi troppo o troppo poco e non gestire bene le emozioni primarie.

Gli stessi infatti sottolineano come solo quando lo spaventato riuscirà a guardare in faccia la sua paura per trasformarla in coraggio, il sofferente ad attraversare il dolore per cicatrizzare le sue ferite, il furioso a canalizzare la rabbia e il gaudente a concedersi il piacere allora avrai imparato a gestire le sue emozioni primarie e potrà beneficiare di un ulteriore elemento oggi molto discusso e/o abusato, ossia la gratitudine.

Il testo ci consente un arricchente viaggio e come Ulisse in viaggio verso casa, dobbiamo compiere un viaggio alla scoperta di noi stessi e occorre trarre insegnamento dei nostri errori, valorizzare le nostre vittorie, rialzarci dalle inevitabili cadute e proseguire il nostro viaggio senza arrenderci mai, cercando di armonizzare tre elementi dell’essere umano, quali il pensare, il sentire e l’agire e anche in tal senso, il testo aiuta a riconoscere quale canale da ciascuno di noi è privilegiato e come questa nostra naturale inclinazione può diventare virtuosa e non dannosa.

 

Una preziosa lettura che inserirei tra quelle utili alla crescita personale che non propone un vademecum al quale aderire ma accendono la mente e chissà, possano orientare i nostri passi verso quelle mete ed obiettivi che solo e soltanto noi possiamo porci, con coraggio ed audacia.


Bibliografia: Bartoli, S., Milanese, S., Ventisette, L., (2025) Ama ciò che fai. Diventare artefici del propria esistenza. Edizioni San Paolo.

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